Post-it

Ieri sera ho lasciato la gestione della cena e della messa a letto al Braddi e sono andata a cena da I. Ho portato la famosa pizza di Adel e abbiamo chiacchierato davanti a una bottiglia di vino bianco (per me) e di birra (per I.).

Poi, assolta questa piacevole parte della serata, ci siamo messe al lavoro. Io ho esposto la mia scaletta parziale e ci siamo confrontate su alcuni miei dubbi.

I. invece aveva preparato uno schema con le relazioni tra i suoi personaggi, un foglio di carta da pacco e due serie di post-it (alcuni verdi, altri azzurri). Sul tavolo del suo soggiorno abbiamo individuato la storia di P. con i post-it verdi e la storia di A. con quelli blu.

E abbiamo giocato al puzzle della sua storia. Abbiamo individuato le tematiche e i modi di combinare le storie. Quando il risultato ci convinceva, I. fotografava lo schema a futura memoria.

Ci siamo lasciate intorno a mezzanotte con la sensazione  di aver capito una cosa in più.

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The White Queen

Da poco più di un mese, mi sono appassionata alla serie The White Queen (2 episodi a settimana, il martedì, su Skyuno).

Come spesso accade, mi ci sono imbattuta per caso la sera che mi sono consumata le dita per ricamare il corredo per il nido di Marta. E’ di martedì e quindi me la posso godere in santa pace, visto che alle nove la Smilza e la Paciocca vanno a letto e il Brad è fuori.

Non l’ho vista dai primi episodi però mi è accaduto questo: inizialmente la serie mi ha catturato. Forse perché provo una certa attrazione per le ricostruzioni storiche, anche se imprecise (forse proprio perché non so giudicare quanto siano imprecise). Tutti i personaggi mi sembravano convincenti al punto da non riuscire a decidermi se parteggiare per la regina Elisabetta o per le sorelle Neville.

Nelle ultime due settimane però qualcosa è cambiato. I comportamenti delle protagoniste hanno iniziato a sembrarmi meno giustificabili e non riesco più a parteggiare nè per l’una nè per le altre (anche perché nei due episodi di ieri c’è una strage dei personaggi principali: muoiono nell’ordine Isabella Neville, il duca di Clarence e pure Edoardo di York).

Perché questa serie, che ci ha offerto punte di drammaticità senza pari (su tutte la morte della madre di Elisabetta e del neonato appena partorito, l’uno nelle braccia dell’altro), ad un certo punto perde smalto a tal punto?

Martedì prossimo darò un’ultima chance di riscatto a The White Queen. Intanto cerco il romanzo da cui è tratto e lo metto in coda di lettura.

Orecchie

La mattina è iniziata in salita. La Smilza è un po’ malaticcia, e Paciocca oggi non era convintissima di andare a scuola. Si è voltata indietro a guardarmi, ho visto i suoi occhietti tristi, il musino un po’ imbronciato.

Sono rimasta ad ascoltare dietro la porta chiusa alcuni minuti e non ho sentito piangere, quindi sono corsa al lavoro. I sensi di colpa oggi mi colavano giù dalle orecchie, mi correvano sulle spalle, mi lasciavano dietro una scia tipo bava di lumaca.

Poi è passata, come passano tutte le cose quando vengono travolte dalla marea di cose da fare, telefonate a cui rispondere, il lavoro, lavoro, lavoro.

Punto alla statua equestre. E questo è triste.

Sono Wolf e risolvo problemi.

Ieri sera il Brad e io abbiamo colmato una voragine spaventosa. Ci sono pochissime cose da dire, perché credo sia già stato detto tutto. Posso solo dire che siamo rimasti colpiti dalla perfezione della ricetta di Tarantino che non sbaglia mai nel dosare il sangue, la violenza, l’ironia.

Credo, forse sbaglio, tutto dipenda dalla distanza che sa prendere dai suoi personaggi. La scena dell’uccisione di Vincent, la casualità con cui Bruce trova l’arma, Vincent in bagno con il suo libro, scritta e girata da un altro sarebbe di una banalità sconcertante, e invece no, in quella cornice ci sta alla grande.

Insomma, chapeau.

Danny Boyle

Il Brad e io abbiamo deciso che è tempo di colmare le nostre lacune in materia di cinema e così abbiamo stabilito una serata-film una volta alla settimana, il venerdì o il sabato. Non cinema, ovvio, solo divano, ma non mi lamento.

Abbiamo iniziato da The Millionaire, che nel complesso ci è piaciuto. La prima metà, in particolare. La storia d’amore un po’ stucchevole, ma la storia dei due fratelli, specie quando sono bambini, ha molto ritmo. Tra l’altro tempo fa abbiamo visto un servizio delle Iene su quei bambini, illusi e poi delusi da Hollywood, triste.

Mi è piaciuto molto il meccanismo narrativo usato per ripercorrere la storia del protagonista. Lo stesso meccanismo, tra l’altro, che uso io nel Romanzo in una parte specifica.

Poi il cinefilo di riferimento mi ha stroncato The Millionaire e mi ha suggerito, sempre dello stesso regista, “127 ore”.

Il Brad e io, è chiaro, non abbiamo gusti raffinati e quindi, quando capiamo che il film è quella roba lì e da lì non si scappa, confesso che ne rimaniamo un po’ delusi. D’altro canto, è innegabile che passiamo tutto il tempo del film in uno stato di tensione molto forte (infatti non ci siamo addormentati sul divano). Alla fine il mio giudizio è positivo, davvero.

Per il momento, però, basta con Boyle. Questa settimana… Ancora non lo sappiamo!

No stress week

Una piccola premessa: non amo i post diaristici, ma oggi mi concedo questa licenza.
 

Martedì, sulla scorta del pensiero: “Non posso arrivare ovunque, devo darmi una calmata”, ho indetto la no stress week (che proprio perché no stress inizia di martedì).

Ho deciso che il mio atteggiamento sarebbe stato quello di chi arriva fino a dove può e dove non può dice: “Non ce la faccio”.

Contrario a ogni mio credo nella vita, molto difficile da mantenere (pure un attimo fa, mentre accedevo al blog mi sono mandata una mail in ufficio). Il problema di questo tentativo di vivere è che se prima facevo tutto quello che potevo fino a cadere stremata a sera, ora passo la sera sul divano.

Ma la no stress week volge al termine.

Confini

Serata amara, giorni amari, lo stress che invade i sogni e mi domando poi per cosa. Qual è il limite fra ciò che è tuo e ciò a cui partecipi, cose distinte che devono rimanere tali.

E allora è tempo di tornare a concentrare le energie e la creatività su ciò che davvero è mio.

Che sia domani.

Mi sono addormentata sul divano e nel sogno continuavo a fare le cose che sto facendo durante il giorno, e quando mi sono svegliata, invece di sentirmi riposata, mi sono sentita tanto più stanca di come sono in realtà, perché addosso mi sentivo tutta la stanchezza vera e anche quella sognata.

Allora forse sarebbe meglio non dormire affatto e certamente non sognare perlepre servire le energie fino a domani.