In villa.

– Bella casa, i miei zii, vero?

– Io non ci abiterei.

– Il camino, la cucina ampia. E poi: che giardino!

– E al piano di sopra chi ci abita?

– Nessuno, credo.

– Ho visto muoversi una tenda.

– Era il Giuanin. Non ci sente più, non vede. Per fortuna gli hanno tolto le chiavi della macchina.

– Se non ci vede, non s’affaccia alla finestra.

– Sarà stata la Lia. Dopo l’ictus sta sempre in casa.

– L’accudisce tua zia?

– Avranno una badante, almeno durante la settimana.

– E Ivano, anche lui lì?

– Non lo so, forse nell’appartamento della Piera.

– È morta?

– Al ricovero. Di sotto c’è quel monolocale. Usato pochissimo.

– Lo affittavano?

– Quando la Lia ha smesso di fare la maglia, l’hanno ristrutturato per la nonna.

– Morta.

– Dopo sei mesi.

–  Se rimaniamo qui un altro po’, i prossimi siamo noi.

 

 

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Il Regno – Emmanuel Carrère

Come ha fatto una piccola setta di ebrei a sopravvivere duemila anni?

Avrei desiderato che il Regno rispondesse a questa domanda, invece di sollevarla e basta. Il romanzo corre via in fretta, nonostante le 400 e rotte pagine e alcuni punti critici – sul finale della seconda parte in particolare.

Dov’è il conflitto? Perso.

Il narratore in prima persona è così estremo, che mi fa dubitare. Mi fa pensare che sia inaffidabile, che abbia un secondo fine oltre al racconto di queste vicende.

Insomma Carrère non mi convince. Non mi convince al punto che mi sono prefissata di leggere tutti i libri (non si possono definire romanzi) dello scrittore francese. Ho giá letto L’avversario, Facciamo un gioco, La settimana bianca, Limonov.

La mia ricerca continua.

Analisi lessicale

Succede che il Papa dice questa frase:

“Per esempio, io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro.”

(fonte: http://www.avvenire.it/Papa_Francesco/Udienze/Pagine/udienza-del-15-aprile-2015.aspx)

Ora io più la leggo e più mi interrogo: è una condanna alla teoria del gender? Non c’è un verbo, uno solo, che sia all’imperativo, per esempio. Tutto in questa frase esprime un dubbio, un desiderio – penso io – di interrogarsi sul tema. Sottolineo le espressioni in tal senso:

“Per esempio, io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro.”

E poi il Papa aggiunge:

“E’ indubbio che dobbiamo fare molto di più in favore della donna, se vogliamo ridare più forza alla reciprocità fra uomini e donne. E’ necessario, infatti, che la donna non solo sia più ascoltata, ma che la sua voce abbia un peso reale, un’autorevolezza riconosciuta, nella società e nella Chiesa.”

Qui il tono è diverso e non serve che sottolinei le parole che esprimono questa diversità. Lo faccio ugualmente:

“E’ indubbio che dobbiamo fare molto di più in favore della donna, se vogliamo ridare più forza alla reciprocità fra uomini e donne. E’ necessario, infatti, che la donna non solo sia più ascoltata, ma che la sua voce abbia un peso reale, un’autorevolezza riconosciuta, nella società e nella Chiesa.”

Insomma sono tutti così presi dalla questione del gender che nessuno, proprio nessuno ha pensato che il Papa possa aprire al sacerdozio femminile?