L’impostore e gli altri

Dovrei fare un esercizio (500 parole eccetera) e da più di un’ora sto qui, ascolto i Negrita, sedo le lotte tra le figlie, stampo disegni di Jake da colorare e niente, pure se la rincorro, la concentrazione sta sempre da un’altra parte. Poiché la tisana è finita e la noia monta, provo a fare della distrazione un’arma e mi dedico ad altro.

A parte le ultime due deliranti settimane, sto tenendo fede al mio ricco programma di letture Continua a leggere L’impostore e gli altri

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Deregulation.

Mi sono iscritta a una newsletter online e dovrei scrivere, a mano, su un foglio di carta (non un quaderno, non un post-it) la mia costituzione, le leggi fondamentali che regolano la mia vita e la mia scrittura. Non sono affatto sicura che la mia scrittura obbedisca a una qualche legge: per farlo, infatti, dovrebbe esistere e soprattutto su questo punto nutro dei grossi dubbi.
Un’altra difficoltà non trascurabile è che non so ragionare di massimi sistemi, ma solo di cose normali e quotidiane, ho il respiro dell’insignificante, del trascurabile, del dettaglio che passa inosservato. Continua a leggere Deregulation.

Cosa significa.

In coda a una giornata da dimenticare, mi sono rifugiata sul divano, con una tavoletta di cioccolato – comfort food per eccellenza – e il portatile sulle ginocchia per godere della consolazione che offre il labrador acciambellato sui piedi. Non sono sicura di avere le risorse per arrivare alla fine di questo post, ma se penso a un gesto che possa risollevarmi il morale stasera, non riesco a immaginare niente di meglio.

L’altro giorno,
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Riguarda anche te.

“… una coppia. Hanno avuto un bambino in America con l’eterologa, non sanno chi dei due sia il padre biologico,  perché entrambi si sono sottoposti al trattamento.”

Naufraghi al termine di un mercoledì piuttosto complicato, ci troviamo a bere un aperitivo. La candela in centro al tavolo non ci illumina i volti, crea solo un riflesso nei nostri occhi. Mi riavvio i capelli, l’ho fatto mille volte nel corso della giornata, mi passo la mano sulla fronte, mi appoggio allo schienale. Bevo un sorso di americano.

“Troppo. Io ste cose non le capisco.” Continua a leggere Riguarda anche te.

Come funziona

Prima voglio capire.
Voglio, cioè, raggiungere una comprensione teorica del meccanismo che sta dietro alle cose. E alle persone.
Forse non è meccanismo la parola corretta, perché il limite temporale massimo della mia concentrazione, e lo affermo vergognandomene profondamente, è di tre minuti e dieci secondi. Al massimo, quando l’argomento mi interessa davvero.
Cerco la scintilla, l’intuizione; cerco di intravedere l’origine e la causa dell’azione.

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Dietro la porta.

So fingere così bene che, se fingo di non pensarci, non ci penso proprio. E non mi sforzo troppo, solo che poi, a tradimento, quello risalta su, imprevisto. Nei sogni, alle volte; nelle cose che scrivo, come quest’estate – ho cestinato; quando cammino per i campi coi cani, come l’altro giorno. Continua a leggere Dietro la porta.

16

… come l’età che ho ancora adesso, se mi chiedi a bruciapelo quanti anni ho. Come gli anni che mi sento, al netto di tutto quello che è venuto dopo. Come gli anni che non vorrei avere, perché a 16 anni non sapevo neanche da che parte fossi girata, e nemmeno ora sono tanto convinta di saperlo, figuriamoci 16 (e resto mancia) fa.

… come le persone che amo davvero, Continua a leggere 16