A change is as good as a rest.


Ho una cartina e una guida. Una tessera per i mezzi pubblici, un pigiama, della biancheria intima e una maglietta di ricambio (tutto in uno zaino).

Cani? No.

Gatte? No.

Bambine? No.

Marito? No.

Il telefono sì, il computer no. L’altra sera facevo alle mie figlie quell’intervista che gira su internet e alla domanda: “Cosa mi piace fare?” Emma ha risposto: “Lavorare”. Niente lavoro, nemmeno uno straccio di pensiero residuo. Solo io, e lo zaino con quelle quattro cose.

Non potremmo mai viaggiare insieme, mi ha detto, scuotendo la testa. Ma no, ho pensato, abbiamo fatto un po’ di strada insieme. Ma ora siamo a un bivio. Io vado.

Mi aspetta un’amica, che mi ospita e si prepara ad ascoltarmi – spero. E viceversa. Non vado solo per il Caravaggio e la Vergine delle rocce. Vado perché ho bisogno di una prospettiva diversa e non so mettermi a testa in giù come Big Hero 6.

Vado perché so che con le stesse scarpe per diverse strade o con diverse scarpe su una strada sola. So che posso cambiare tutto mille volte perché quello è sempre e per sempre.

Quindi vado. E torno.

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