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Giorni di vetro

Ci giriamo intorno, in punta di piedi come un branco di brutte ballerine. O giovani zanzare. Lo chiami corteggiamento, o attesa, o pensiero positivo, oppure fare finta che, oppure, oppure niente.
It’s life. Un’auto con il cambio automatico scarso, come la mia yaris. Che sale, sale, sale e poi cambia con uno strappo. Sento la lacerazione, aspetto il resto.

Sto raccogliendo mazzi di ipotesi, li metto lì e li contemplo. Poi faccio una lista delle cose che posso fare, tutte le cose che potrebbero innescare il cambiamento e anche tutto quello che devo lasciare per essere pronta a lanciare questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno…
Non sono solo le canzoni, non è solo mia figlia che canta con le mani io posso fare castelli, è che mio padre seppellito tanti anni fa, e io torno e non so che sto tornando fino  a che non mi ci ritrovo.
Allora ti dico che voglio andare lì e tu mi ci porti senza fare domande. Questo cimitero è bello, sorrido perché so a chi piacerebbe.

Hai visto Maleficent?, se non hai visto Maleficent non puoi capire, gli dico. Perché c’è quella cosa delle ali. Che lei si fida e lui le ruba le ali. E lei diventa cattiva? No, lei diventa più forte. Ma non rubarmi le ali, se mi fido di te. Per favore.

Cosa vuoi che ti dica, è l’età ingrata, finché si tinge i capelli di blu è niente. Ma se invece si vuole fare un tatuaggio o un piercing? Poi non si torna indietro. Perché se si potesse  togliere, oppure cambiare, allora non ci sarebbe problema, ma una volta che lo fai è PER SEMPRE.
Non c’è niente che sia per sempre, un MBA per reagire. E fattelo un tatuaggetto. Ma non te lo dico, perché ho dieci anni meno di te e non abbiamo gli stessi riferimenti culturali. Non capiresti. Allora sorrido. Continua a leggere Giorni di vetro

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